Una scala con tanti pioli

La Scala di Giacobbe è il nuovo romanzo di Marisa Giaroli Fornaciari, nota nell’ambiente reggiano non solo per la sua attività letteraria ma anche per la sua presenza attiva nell’ambito familiare e sociale.

Una scala con tanti pioli, non sempre regolari, anzi spesso sbilanciati, da far pensare ad una rottura improvvisa. Ma la scala regge: evidentemente il progetto non solo aveva previsto, ma aveva messo in conto i pioli sbilanciati. Su questa scala la fantasia narrativa della Giaroli Fornaciari ha collocato la vicenda di Carla Rolli. Vicenda sconvolgente, racchiusa tra due incontri: l’incontro di Carla con quello che sarà poi il padre della sua bambina, Sara, nel garage sotterraneo di un palazzo:; l’incontro di Carla – ora Suor Micaela- con la sua “bambina”, Sara nel giorno in cui questa si sposa ( e si sposa proprio nella chiesa del monastero diretto dalla madre) Nell’incontro iniziale il giovane Giampiero non sa che la ragazza che ha davanti, poco prima ha ucciso un uomo; nell’incontro finale, Sara, non sa (forse non lo saprà mai)che la monaca che ha davanti – e che la bacia con tanta intensità- è la madre. Una vicenda sconvolgente, non priva di situazioni scabrose,che la scrittrice mette in contatto con l’ambiente – si direbbe- meno adatto, un convento di suore e un monastero. La Giaroli Fornaciari ce lo presenta nel suo vero clima, ben lontano dagli stereotipi del cinema e dei giornali. È un clima sereno in cui vivono e si muovono persone vive, libere, gioiose. Fra queste spicca suor Matilde, donna meravigliosa, vera sintesi di spiritualità e umanità; e la Generale, una monaca che sa leggere nel cuore delle persone che incontra, e per la quale la persona umana vale più di ogni regola.

In questo clima Carla riesce a superare i suoi traumi, compreso il trauma della possessione diabolica ( e dell’esorcismo), tema che la scrittrice affronta con serietà e sobrietà, attenta evidentemente a non enfatizzarlo e a tenerlo nelle sue giuste dimensioni. Un romanzo bello e buono “La Sala di Giacobbe” Bello nello stile: appassionato, ma scorrevole, e coerente dall’inizio alla fine; buono come contenuto: non per i fatti narrati, ma per la lettura che ne viene fatta. Una lettura spirituale, in quanto obbliga ad andare al di là della scala, per scoprire il progetto, anzi l’architetto. Vale la penna qualche volta chiudere la televisione per leggere un libro come questo: vi si respira aria sana. E ne abbiamo bisogno, tanto bisogno.
Guerrino Orlandini

(Youcanprint – febbraio 2018)

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