Una poetessa concittadina al Festival parigino della poesia

Marisa Giaroli Fornaciari presenterà alcune liriche dal volume “L’inverno fu la mia stagione”
Dal 26 settembre al 7 ottobre si terrà a Parigini il XVII Festival della poesia, organizzato dall’U:R:L: (Unione Relazioni  Latine) . Per l’occasione nel corso della serata verranno lette numerose poesie di giovani autori contemporanei destinate ad essere raccolte nella – Nuova Antologia Europea 2-
Saranno comprese anche tre liriche di Marisa Giaroli Fornaciari, la poetessa reggiana che ha dato recentemente alla stampa il suo primo volume di versi ”L’inverno fu la mia stagione” edito dalla Poligrafici S.p.a. della nostra città e in vendita presso le librerie cittadine.

Attraverso 48 liriche l’autrice percorre un itinerario d’amore, segnando le note di un diario delicato e appassionato insieme. Sono ansie ed aneliti, ebbrezze ed insufficienze,certezze e turbamenti che l’anima conosce quando ama; sono il pianto e il canto di un sicuro temperamento poetico che scavalca la realtà, per lanciarsi, oltre il limite, verso l’assoluto. I versi sono limpidi e scorrevoli, il ritmo è incalzante e spesso musicale: ne affiora una sensibilità squisitamente femminile come ad esempio, nell’intensa e sofferta passionalità del primo incontro con l’amore: “Fosti amore/ e dell’amore/ mi hai insegnato ogni sfumatura./Fosti desiderio/ un fiume in piena / con fragili sponde./ Fosti luce / miriadi di stelle / in uno sguardo. / Fosti dolore / violenza / sul cuore risvegliato/…

La pagina de Il resto del Carlino
La pagina di Il resto del Carlino 

O nell’accattivante promessa di consolanti tenerezze per giorni stanchi, del tramonto: Amore/ se mi cacci/chi poserà nell’autunno/ le mani / fra i tuoi fili d’argento?/ Chi riscalderà /il tuo cuore stanco /tu che temi tanto il freddo?”
In questa poesia amorosa, percorsa da palpiti di esuberanza, pervasa di fresca vitalità, l’estroversione, libera     da angosce razionali, favorisce il rapimento del sogno: “Questa notte / tu hai svegliato la luna /io, ho baciato mille stelle.”

All’intimismo passionale, la natura offre il suo sfondo, fatto di pennellate essenziali, di colori usuali, di rumori familiari:« Immensi alberi fanno da cornice / alla casa / ove ami abitare / essere svegliata /dal cinguettio dei passeri. /Nel silenzio della notte /improvviso risuona / il grido stridulo della civetta. / Un grido / un nome / che lontano muore.»
Ma, in definitiva, il giorno, la notte, le stagioni non sono viste che in funzione di una realtà più vera e più sentita, quella che il cuore vive nell’alterna vicenda dei sentimenti: «Mai alba / è stata più radiosa /come nei giorni dell’amore./»

Nell’ultima parte della raccolta, alcune liriche, particolarmente elaborate, danno la misura di più ampie possibilità espressive offerte alla vena poetica di Marisa Giaroli Fornaciari. Altri temi, infatti, urgano alla sua ispirazione, motivi ecologici in: Albero, Piccolo Fiore, più profonde inchieste psicologiche in «Siamo Giunti», il componimento che forse, supera gli altri per completezza di costruzione e per l’armonico sviluppo della tematica proposta: la fine di un amore.

Il toccante mazzo di liriche non poteva che terminare con una visione proiettata nel futuro, un positivo credere nella vita, una fiduciosa attesa del domani; l’autrice che è maestra e madre di quattro figli, pare dopo tutto scoprire, negli occhi del fanciullo la verità:«Dammi la tua mano bambino, / ti porterò tra gli uomini /che non sanno più amare / che non sanno più guardare / che non sanno più sognare /…Bambino teniamoci per mano»  Parole, emozioni, ricordi d’amore; istintività e dolcezza danno fascino a questa poesia. Un’anima vive il suo tempo, affondando le radici nell’umanità più schietta e più vera, senza avarizie e senza paure. Alla fine potrà ancora riconoscersi nel suo  canto, un tesoro che non  teme l’usura degli anni: «…e quando la musica sarà finita / e la nube / avrà versato sulla terra/ tutte le sue lacrime /rimarranno solo dei versi / che non conoscono addio.»

Dopo questa prima prova, così felicemente superata, si aprano a Marisa Giaroli invitanti prospettive per nuove testimonianze poetiche.
Nardina Fantuzzi Guarreschi

(Resto del Carlino, Cronache reggiane, Artisti di casa nostra, venerdì 21 settembre 1973)

 

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