Amore e Morte nelle liriche di Marisa Giaroli Fornaciari

Amore e morte, l’antico tema trattato dai poeti latini ma anche da grandi moderni torna nelle liriche ci Marisa Giaroli: «Io sempre io…presenza e assenza» questo il titolo della raccolta edita da – Il Filo., segna il ritorno dell’autrice reggiana alle liriche. Marisa Giaroli ne raccolse in pubblicazione dal 1973 al 1982. Si tratta di un ritorno all’insegna dell’inquieta maturità di chi è passato, negli anni successivi all’82, attraverso l’esperienza del romanzo, da « Il passato di Lisa Krall» a «Concerto d’addio» al discusso « Perché non  lei?».
Romanzo nel quale la scrittrice affronta, in punta di piedi ma anche con grande franchezza l’attualità dell’amore lesbico. Carnale, Marisa Giaroli lo è anche in «…Io sempre io…» da <La coppa dei seni da cui bevo/ il tuo desiderio crescente> all’altro verso < Prima che gli spazi diventino quieti silenzi/ e le membra stanche/ lasciati amare!>
Carlino_Io-sempre-ioMa ci sono anche versi strazianti per la morte di persone care o l’orrore delle guerre, oltre ad una religiosità rivisitata. Il libro di Marisa Giaroli spicca IL VOLO SOTTO I MIGLIORI AUSPICI, PREMIATO- APPENA NATO A Torino l’11 maggio prossimo con la “Penna d’autore” nell’ambito della fiera del libro per la lirica: « E si fa voce ». Intanto « …Io sempre io …» viene presentato oggi alle 15,30 nell’auditorium Cisl di via Turri, presente l’autrice.

I testi poetici saranno letti da Flavia De Lucis. A Roma la raccolta sarà invece presentata il 6 maggio.

«E all’improvviso/ ti senti nuda/senza più voce/senza attese/ed è silenzio»: «È allora che dalle viscere/sale il grido della fede…» (da «E si fa voce»)
Bruno Cancellieri

(Il Resto del Carlino, 3 aprile 2008)

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L’amore e le scelte di una madre nella nuova opera di Marisa Giaroli

AMORE e passione sono sentimenti universali che  però possono trovare tante diverse espressioni: La scrittrice reggiana Marisa Giaroli in ogni suo libro ne individua una diversa. Per la sua ultima fatica, La Scala di Giacobbe, edizioni Albatros, all’autrice è stato attribuito il Resto-Carlino-Scala-Giacobbsecondo premio al concorso letterario internazionale ” Premio San Valentino” patrocinato dalla Regione Umbria e da provincia e Comune di Terni. Il ” segreto” narrativo di Marisa Giaroli sta nel tema base sempre intrigante dell’opera sul quale la scrittrice elabora puntualmente una serie di riflessioni che vanno molto oltre il ‘leitmotiv’: La narratrice reggiana affronta nel nuovo libro i sentimenti di una mamma costretta a suo malgrado a scegliere il convento per evitare l’arresto per omicidio. La donna comincia così a salire i gradini diuna scala, ‘La scala di Giacobbe’, attraverso la quale le persone consacrate sono chiamate ad aiutare l’uomo a ritrovare Dio.

Dalla passione carnale, sempre affrontata da Giaroli con realismo ma anche con stile ed eleganza, alla sofferta vocazione il passaggio è graduale e ricco di flashback che imprimono come di consueto alla narrazione il ritmo della sceneggiatura. La scrittrice dapprima strizza l’occhio al lettore cimentandosi nel poliziesco, poi lo accompagna via via in tematiche sempre

più profonde.
La più bella pagina del romanzo è rappresentata dal colloquio tra la monaca e un presuntuoso cardinale, colloquio doppiamente vincente per la protagonista perché il prelato finirà per  chiederle perdono e perché da qui inizia il cammino che la porta ad essere nominata madre generale del suo ordine.
Bruno Cancellieri

(Il Resto del Carlino, sabato 16 luglio 2011)

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Io sempre io …di Marisa Giaroli

Tutta la vita viene fuori dai versi di Marisa Giaroli, versi liberi che però incatenano il lettore negli spazi dell’esperienza, spazi ampi a volte, molto piccoli altre.
La forza di alcuni versi è potente, quando l’autrice esprime il dolore dell’assenza, l’angoscia del tempo, la fragilità delle emozioni, l’incredulità dello spettatore della propria vita. Tutto il dolore e la fragilità si sublimano presto e si trasformano nel sentire l’amore, il corpo che vive e Progetto-Babeledesidera, il corpo che sente con tutti i sensi, lo spirito che crea, cerca solidarietà, amicizia, amore, sensualità di mani e di sguardi, l’anima che vuole innalzarsi al divino per trovare…risposte? No, forse l’accoglienza perfetta di ciò che è stato e che è. Leggo in questi versi pienezza di vita, assenza di rimpianti, coraggio di “sentire”.
Il ricordo e il senso della morte, la memoria dell’assenza si trasfigurano nel volere energico di versi che toccano i sensi perché da essi sono mossi.

In questi versi si percepisce il tatto, “mani che non possono riscaldare”, la vita “le sequenze delle ore vissute si disgiungono come fotografie”, l’olfatto, “…nelle narici il profumo del pane fresco”, l’udito “ascoltare nel silenzio la voce del vento”, il gusto “l’umida fragranza di te…”.

Sono versi che parlano la lingua dei sentimenti grandi e corali: la solidarietà nel senso della caducità, l’identità cercata, trovata o ritrovata, la natura vissuta e goduta, la corporalità, l’inesorabilità del tempo. Si avverte la certezza del valore della crescita attraverso il dolore, l’amore, la gioia, la tristezza, la paura: è come se a ogni nuovo momento della vita il peso dell’esperienza si liberi del superfluo….
Prof.ssa Gina Sfera

(Progetto Babele, sabato 17 maggio 2008)

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Una poetessa concittadina al Festival parigino della poesia

Marisa Giaroli Fornaciari presenterà alcune liriche dal volume “L’inverno fu la mia stagione”
Dal 26 settembre al 7 ottobre si terrà a Parigini il XVII Festival della poesia, organizzato dall’U:R:L: (Unione Relazioni  Latine) . Per l’occasione nel corso della serata verranno lette numerose poesie di giovani autori contemporanei destinate ad essere raccolte nella – Nuova Antologia Europea 2-
Saranno comprese anche tre liriche di Marisa Giaroli Fornaciari, la poetessa reggiana che ha dato recentemente alla stampa il suo primo volume di versi ”L’inverno fu la mia stagione” edito dalla Poligrafici S.p.a. della nostra città e in vendita presso le librerie cittadine.

Attraverso 48 liriche l’autrice percorre un itinerario d’amore, segnando le note di un diario delicato e appassionato insieme. Sono ansie ed aneliti, ebbrezze ed insufficienze,certezze e turbamenti che l’anima conosce quando ama; sono il pianto e il canto di un sicuro temperamento poetico che scavalca la realtà, per lanciarsi, oltre il limite, verso l’assoluto. I versi sono limpidi e scorrevoli, il ritmo è incalzante e spesso musicale: ne affiora una sensibilità squisitamente femminile come ad esempio, nell’intensa e sofferta passionalità del primo incontro con l’amore: “Fosti amore/ e dell’amore/ mi hai insegnato ogni sfumatura./Fosti desiderio/ un fiume in piena / con fragili sponde./ Fosti luce / miriadi di stelle / in uno sguardo. / Fosti dolore / violenza / sul cuore risvegliato/…

La pagina de Il resto del Carlino
La pagina di Il resto del Carlino 

O nell’accattivante promessa di consolanti tenerezze per giorni stanchi, del tramonto: Amore/ se mi cacci/chi poserà nell’autunno/ le mani / fra i tuoi fili d’argento?/ Chi riscalderà /il tuo cuore stanco /tu che temi tanto il freddo?”
In questa poesia amorosa, percorsa da palpiti di esuberanza, pervasa di fresca vitalità, l’estroversione, libera     da angosce razionali, favorisce il rapimento del sogno: “Questa notte / tu hai svegliato la luna /io, ho baciato mille stelle.”

All’intimismo passionale, la natura offre il suo sfondo, fatto di pennellate essenziali, di colori usuali, di rumori familiari:« Immensi alberi fanno da cornice / alla casa / ove ami abitare / essere svegliata /dal cinguettio dei passeri. /Nel silenzio della notte /improvviso risuona / il grido stridulo della civetta. / Un grido / un nome / che lontano muore.»
Ma, in definitiva, il giorno, la notte, le stagioni non sono viste che in funzione di una realtà più vera e più sentita, quella che il cuore vive nell’alterna vicenda dei sentimenti: «Mai alba / è stata più radiosa /come nei giorni dell’amore./»

Nell’ultima parte della raccolta, alcune liriche, particolarmente elaborate, danno la misura di più ampie possibilità espressive offerte alla vena poetica di Marisa Giaroli Fornaciari. Altri temi, infatti, urgano alla sua ispirazione, motivi ecologici in: Albero, Piccolo Fiore, più profonde inchieste psicologiche in «Siamo Giunti», il componimento che forse, supera gli altri per completezza di costruzione e per l’armonico sviluppo della tematica proposta: la fine di un amore.

Il toccante mazzo di liriche non poteva che terminare con una visione proiettata nel futuro, un positivo credere nella vita, una fiduciosa attesa del domani; l’autrice che è maestra e madre di quattro figli, pare dopo tutto scoprire, negli occhi del fanciullo la verità:«Dammi la tua mano bambino, / ti porterò tra gli uomini /che non sanno più amare / che non sanno più guardare / che non sanno più sognare /…Bambino teniamoci per mano»  Parole, emozioni, ricordi d’amore; istintività e dolcezza danno fascino a questa poesia. Un’anima vive il suo tempo, affondando le radici nell’umanità più schietta e più vera, senza avarizie e senza paure. Alla fine potrà ancora riconoscersi nel suo  canto, un tesoro che non  teme l’usura degli anni: «…e quando la musica sarà finita / e la nube / avrà versato sulla terra/ tutte le sue lacrime /rimarranno solo dei versi / che non conoscono addio.»

Dopo questa prima prova, così felicemente superata, si aprano a Marisa Giaroli invitanti prospettive per nuove testimonianze poetiche.
Nardina Fantuzzi Guarreschi

(Resto del Carlino, Cronache reggiane, Artisti di casa nostra, venerdì 21 settembre 1973)

 

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Commento pubblicato su Ibs da Chiara

Un libro coraggioso e sincero sulla ricerca dell’amore, di se stessi e della propria più vera identità; che non sempre è quella che gli altri vedono di noi, o hanno scelto per noi. Attraverso la passione per Gilda, Carmen imparerà a conoscere veramente il suo mondo interiore, ma anche a sperimentare il vero amore, che è fatto, oltre che di piccoli momenti perfetti di felicità, anche di attesa, di sacrificio e di paziente delicatezza.
Voto: 5 / 5

(Chiara, Ibs, 19 ottobre 2015)

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Cos’è l’amore se non ricerca di unità?

Innamorarci fa parte della nostra natura biologica. Spesso la persona di cui ci innamoriamo è la più improbabile e irrazionale. Sorprende noi stessi e chi ci sta intorno.
Talvolta sorprendono anche le risposte che noi diamo all’amore che avanza prepotente.
E’ un impulso contro cui non si può combattere, erigere barriere non serve, non sradica la passione, non è possibile. Lo sanno bene coloro che hanno vissuto l’amore contrastato.

Carmen e Gilda sguazzano dapprima timide, all’interno dei loro sentimenti, anche se tentano di formare concetti separati di cosa l’amore dovrebbe essere e del genere di persona che desiderano amare.
Carmen e Gilda entrano, ognuna col suo particolare modo di essere, in una storia romantica esaltante e sospesa dal giudizio.
Nel loro percorso di conoscenza si alternano in una miriade di emozioni proiettate nel desiderio reciproco e tenuto nascosto, di diventare una cosa sola. Sono abituate, come la maggior parte delle donne, a pensare ad un futuro irrealizzabile, ma la forza con cui l’amore muove le montagne, le porta verso un destino comune di fronte al quale è inutile lottare.

La scrittrice evidenzia questi sentimenti, complessi e spesso inafferrabili, con una semplicità sorprendente. La linearità dei sentimenti corre di pari passo con un linguaggio pulito e chiaro, che rispecchia una limpidezza di animo straordinaria.
Questa è una splendida storia d’amore, senza ambiguità, dove la vita offre opportunità differenti a due persone che provano a sfuggirsi e ritrovarsi fino a sperimentare la solitudine, che non ha una dimensione tangibile fino a che non conosce l’amore.
Che i protagonisti della storia siano due anime femminili è solo un dettaglio.

Dott.ssa Elisabetta Pucci
(email, 30 ottobre 2015)

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